J’ai tué ma mère

Altrove – Teatro della Maddalena
Piazzetta Cambaso 1
Mercoledì 10 maggio, ore 21:15

Dopo il successo dell’anno scorso, sempre nell’ambito del LIFE Festival, abbiamo deciso di proporre un altro film di Xavier Dolan, regista prodigio canadese che – a soli 19 anni – realizzò questo piccolo capolavoro, mai passato nelle sale italiane.

Protagonista è Hubert, un adolescente cresciuto senza il padre, che ha divorziato dalla madre e si disinteressa delle sorti del figlio. Privo di un punto di riferimento maschile e agitato dalle pulsioni e dalle inquietudini tipiche della sua età, Hubert nasconde la propria omosessualità alla madre e sfoga su di lei il dolore represso, colpevolizzandola per non amarlo abbastanza.
L’enfant prodige del cinema canadese, Xavier Dolan, debutta dietro la macchina da presa con questo lungometraggio sorprendente, da lui scritto, diretto, interpretato e prodotto. La freschezza, la vitalità e l’intensità stilistica di questa opera prima fanno presagire un futuro roseo, ampiamente confermato dai lavori successivi. In J’ai Tué ma Mère, Dolan getta le basi – seppur acerbe – di un’autorialità brillante e incontenibile. Sono già presenti i temi a cui torna spesso nella sua intera filmografia: un’omosessualità sofferta ma convinta e il rapporto difficile, di amore e odio, con la madre. Quest’ultimo tema è qui preponderante e il titolo del film non ne fa mistero. “Ho ucciso mia madre” è l’estremo e disperato atto di cui l’anima adolescente si nutre per intraprendere una catarsi da cui ripartire, preparandosi al tortuoso passaggio all’età adulta.
Gli infantili scoppi di ira del protagonista – incapace di comprendere gli atteggiamenti di una madre da cui vuole marcare la differenza – sono tipici dell’età adolescenziale, così come le difficoltà di comunicazione di una donna sola, in bilico tra amicalità e genitorialità, ma non disposta a rinunciare a una fetta di orgoglio e amor proprio. A non essere tipico e soprattutto non banale è lo sguardo del regista su questa vicenda di passioni trattenute, represse e poi di colpo esplose. Dolan ha il dono di non lasciare indifferenti e già qui ne dà prova, tratteggiando un universo di sentimenti ed emozioni dalle tinte forti, da cui i grigi e le sfumature sono banditi, proprio come avviene nell’adolescenza.