Inaugurazione di LIFE festival | persone oltre il genere

Inizia oggi la seconda edizione di LIFE festival e per il secondo anno torniamo a parlare delle persone e delle tematiche LGBTI.
Quando abbiamo iniziato a costruire questa edizione, abbiamo pensato alla necessità di individuare un tema specifico da approfondire; abbiamo scelto l’identità di genere, perché lo abbiamo considerato il tema più attuale e urgente, ma anche l’argomento capace di trainare una riflessione che comprendesse tutte le identità, LGBTI e non solo.

Uno degli sviluppi più interessanti del tema dell’identità di genere è la transessualità. Se ne parla poco e male.
La stampa e la televisione commettono spesso errori molto semplici. Si dice “un trans” o “una trans”? Un giorno, forse anche grazie a questo festival, riusciremo a spiegare che, quando ci si rivolge ad una persona transessuale, si usa il genere riconosciuto come proprio dalla persona stessa. Faccio un esempio: ad una donna nata nel corpo di un uomo, ci rivolgeremo sempre al femminile; e viceversa.
Ancora recentemente ci siamo trovati a dover segnalare che il genere di una transessuale genovese era stato espresso impropriamente.
Lasciamo per un momento da parte gli articoli che richiamano il cosiddetto “sordido ambiente omosessuale”, che qualche volta capita ancora di leggere. Pensiamo invece all’associazione fra transessualità e prostituzione, che pare impossibile scindere.
Se fino a qualche decennio fa una transessuale era costretta a prostituirsi per sopravvivere, oggi questo non succede più. Oggi è possibile intraprendere quasi ogni vita professionale.
Le banalizzazioni e l’uso forse inconsapevole di stereotipi da parte dei media rischiano spesso di diventare offensive.
L’evento che ci riporterà nel foyer del Teatro della Tosse il 13 maggio, dal titolo “T racconto”, T come trans, avrà proprio lo scopo di farci scoprire cosa vuol dire essere transessuali oggi. Parleranno cinque persone trans con storie completamente diverse le une dalle altre.

Vorrei sottolineare che, anche a livello personale, questa riflessione è stata un percorso affascinante e pieno di sorprese.
Infatti noi stessi ci siamo resi conto di non conoscere tutte le sfaccettature che stanno sotto il termine identità di genere.
Anche Arcigay Genova ha ancora molto da imparare.

La scelta dell’immagine del festival, almeno per quanto riguarda la comunicazione curata direttamente da Arcigay, è partita proprio da queste considerazioni.
Abbiamo lavorato con il fotografo Alessio Ursida e la modella Stefania Cartasegna. Entrambi sono impegnati nella lotta per i diritti LGBTI, in particolare Stefania, presidente dell’associazione Tessere Le Identità di Alessandria.
Volevamo immortalare attraverso il suo volto la sua stessa vita, donna transessuale che si è autodeterminata in mezzo a tante difficoltà e che oggi si è costruita una vita serena e un’identità salda.
Il segno della matita sul viso rappresenta un’azione che richiama il trucco di scena, quindi il teatro, ma anche l’espressione della compresenza di più sfaccettature nell’identità di una persona. Lo sguardo, fermo e intenso, spiega l’orgoglio di una persona transgender che una volta presa coscienza di sé, vuole trasmettere questa fierezza all’osservatore, incoraggiandolo a fare altrettanto e a diventare consapevole di sé, a condividere quindi ed aprire la propria intimità agli altri.
L’immagine propone una riflessione sull’identità di genere che parte innanzitutto dalla persona stessa e che racconta delle identità di ognuno e ognuna di noi.

Ogni persona percorre durante la propria vita una strada di continua comprensione di sé. Ognuno di noi vede la propria identità e il proprio corpo in continua trasformazione. Possiamo quindi dire che siamo tutti in transizione. E la transessualità è lo specchio di una realtà che è di ognuno di noi.

Parliamo anche di diritti.
Secondo Arcigay, ma non solo, le persone transgender dovrebbero ottenere la rettifica anagrafica del genere e del nome nei documenti senza dover intervenire chirurgicamente. Ora succede solo grazie alla Giurisprudenza, ma serve che a prevederlo sia una Legge.
La Legge 164 del 1982, tanto innovativa 35 anni fa, oggi ha bisogno di essere riformata.
Come far comprendere che questa legge non parla di identità di genere e non si rivolge a tutte le persone trans? Come spiegare che non esiste un solo percorso di transizione? Secondo noi attraverso la conoscenza delle persone transgender, dei loro bisogni e quindi della loro quotidianità. Il percorso della transizione di genere, che sia da uomo a donna (MtF) o da donna a uomo (FtM), è un insieme di riflessioni, consapevolezze e trasformazioni difficili da comprendere. Questo perché la maggior parte delle persone è cisgender, cioè non ha bisogno di scoprire in sé una differenza fra il proprio sesso biologico e il genere nel quale si riconosce.

Grazie a Life festival rifletteremo su cosa voglia dire essere gay, lesbiche, transessuali e intersessuali, parlando di persone e di storie, attraverso rappresentazioni teatrali e proiezioni cinematografiche.
Il Teatro ed il Cinema con una capacità di elaborazione come pochi riesce ad interpretare la realtà e le sue mille sfaccettature e nel caso di un un concetto complesso come l’identità di genere, queste forme artistiche ci sembrano il miglior modo possibile per parlarne.
Per farlo, abbiamo coinvolto diverse realtà locali e non, associazioni LGBTI e non. Noi crediamo molto nella necessità di una collaborazione trasversale tra il mondo della cultura e delle associazioni. Per questo. Approdo Arcigay Genova ha lavorato a questo festival considerandolo, come già in occasione di eventi di simili dimensioni, un imprescindibile lavoro di servizio alla Città di Genova e alla Liguria, territorio nel quale l’associazione porta avanti la sua opera per le persone LGBTI, e non solo, dal 2002.

LIFE | persone oltre il genere.
Questo il sottotitolo scelto per il festival. La volontà non è infatti quella di parlare solo della tematica trangender, piuttosto di parlare di persone e delle loro vite; quindi di tutti e tutte.
Ci serve anche a dire che siamo tutti persone aldilà del genere in cui ci identifichiamo.
Con questo sottotitolo ci siamo anche voluti riappropriare del termine “genere”, che in questi ultimi anni troppo spesso abbiamo sentito abusato, declinato nella versione inglese di “gender”.
La cosiddetta “teoria del gender” ha lo scopo di bloccare quel percorso che porta alla parità dei diritti per le persone LGBTI e, cercandone motivazioni più profonde, alla parità di diritti fra uomini e donne.
Anche nella nostra Regione Liguria, si veda l’ultimo caso dello Sportello della Famiglia, che, secondo la volontà di alcuni, dovrebbe raccogliere segnalazioni sul “pericolo gender”. L’unico risultato è quello di impedire che le nostre campagne contro il bullismo omofobico arrivino nelle scuole, dove appunto con sempre più difficoltà riusciamo a fare incontri in cui parlare anche di pregiudizi e stereotipi legati al genere e ai temi LGBTI e far conoscere ai ragazzi le storie delle persone gay, lesbiche, trans attraverso delle testimonianze.
Forse non a caso Regione Liguria non ha risposto alla richiesta di patrocinio fatta da Arcigay per questo festival.

Mi avvio alla conclusione sottolineando però una cosa. Trovo molto interessante che proprio la campagna ”anti-gender” portata avanti da gruppi estremisti cattolici o di destra, abbia spinto una associazione come la nostra a comprendere meglio cosa sia il genere. Tante volte siamo rimasti spiazzati davanti alle accuse che venivano portate avanti da tali gruppi; abbiamo avuto bisogno di capire cosa effettivamente fosse l’identità di genere per poter rispondere.
Abbiamo iniziato nuovi percorsi di studio e comprensione; le nostre riflessioni, soprattutto per quanto riguarda l’attività pubblica di Arcigay Genova, ci hanno portato oggi proprio al LIFE festival | persone oltre il genere. Con la sua semplicità e complessità assieme, soprattutto con la sua libertà di rappresentazione e dialogo.

Domenico Lazzaro
Direttore Artistico LIFE festival
Vicepresidente Arcigay Genova

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